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Fondamento del BGM

Su contributi interdisciplinari scientificamente attendibili

Il marketing, nel corso della storia economica moderna, è stato spiegato con infinite definizioni più o meno profonde, realistiche ed efficaci. L’eterogeneità dei soggetti che ne hanno parlato e la variabilità dei diversi punti di vista da cui deriva l’opinione di ognuno hanno contribuito alla nascita di varie correnti, tendenze e, spesso, finanche veri e propri movimenti che hanno dato vita a loro volta a dinamiche interpretative non propriamente univoche. Tuttavia, a un livello più scientifico, diciamo, matematico si è giunti da tempo e in modo pressoché unanime ad una considerazione universale: il marketing è una prospettiva. È il processo intenzionale di creare e mantenere una “relazione di cliente“.

In quest’ottica, una relazione di cliente può essere creata e mantenuta allo stesso modo in cui si crea e si mantiene qualsiasi relazione, ossia attraverso ciò che si dice e si fa! Nel Mktg queste due azioni vengono concordemente identificate nelle due funzioni “principe” della disciplina: la comunicazione e la transazione. Quantunque esse significano semplicemente ciò che si dice e ciò che si fa. È per questo che manterremo la “comunicazione” al centro della scena per un bel po’, seguendo la “scuola di Palo Alto” – per cui ogni comunicazione contiene un aspetto di contenuto (cioé la notizia, i dati) e un aspetto di relazione, che definisce i rapporti tra gli interlocutori, il modo in cui i dati vengono trasmessi e permette di capire come interpretare il messaggio (parliamo qui di metacomunicazione)1 – considereremo ogni persona in possesso di un sistema di riferimento individuale; legato al proprio modo di rapportarsi al mondo e, in particolare, determinato dal proprio sistema percettivo, il concetto di sé, la storia personale, i bisogni affettivi, le capacità cognitive, la cultura e i valori di riferimento, le motivazioni e aspettative, i ruoli sociali e professionali e così via.

Si capisce allora come, nell’ambito del Bit Generation Marketing, la comunicazione può così essere studiata da due diverse angolature. Si possono prendere in esame gli aspetti riguardanti l’azione strumentale rivolta al raggiungimento dei propri fini e la capacità di produzione di senso (ved. BlogJockey) mediante la riflessione sul proprio agire – anche in vista di più efficaci relazioni interne ed esterne quando si tratta di organizzazione.

Nel caso di cui sto trattando, saranno considerati gli elementi caratteristici del secondo aspetto, cercando di cogliere l’importanza dei contributi interdisciplinari nell’approccio al BGM. In effetti, la componente “BIT” dell’intera faccenda con tutta la sua variabilità digitale, una volta accostata al marketing relazionale, necessita di essere considerata sotto l’aspetto dell’usabilità in forza dell’uso della Rete e chiede di essere affrontata da più prospettive e soprattutto di essere fondata su di una riflessione assai più ampia sull’elemento “WEB” (della cui usabilità necessita) e sulle dinamiche comunicative e operative che la Rete promuove (od ostacola).  Perché un tale fondamento sia realizzabile – ponendo così delle solide basi alle riflessioni che seguiranno – dovrò trattare un po’ di sociologia, filosofia e un po’ di semiotica, linguistica e retorica…2

Affermare infatti che le parole e i segni possono essere interpretati come messaggi dell’esperienza vissuta e anche come fatti fisiologici, che richiamano capacità coordinative oculo-manuali e spazio-temporali (coordinazione oculo-manuale) in rapporto alla scrittura, non siamo di fronte a speculazioni intellettuali o artifici retorici, ma all’applicazione di studi di psicologia della percezione visiva;
dimostrare come l’espressione per mezzo del simbolo sia una continua creazione dello spirito umano, che manifesta sé stesso quasi esclusivamente con tale mezzo, è compito della teoria dell’estetica, ma chiarire che ogni raffigurazione della realtà, maturata attraverso un’emozione umana, si esprime in modo simbolico è la conseguenza di studi di semiotica (o semiologia);
riflettere sull’universalità del linguaggio visivo – contrapposto a quello parlato – e condurre la narrazione di un evento per mezzo dell’immagine, implica la conoscenza del linguaggio iconografico e dell’espressione simbolica. Ma estendere un tale indirizzo ad altri campi della vita umana e, in particolare, al discorso e alla visibilità, in rapporto ai canali di trasmissione dei messaggi (conversazione social), significa far ricorso alla teoria dei sistemi di L. Von Bertalanffy e al principio di causalità circolare di P. Watzlawick. Mentre promuovere una più che legittimata analogia funzionale dei meccanismi di comunicazione e di autoregolazione (mediante il feedback) tra uomo e macchina, che privilegia lo studio dei processi cognitivi con cui l’individuo acquisisce e trasforma le informazioni provenienti dall’ambiente, è possibile solo in considerazione della teoria matematica dell’informazione.

L’intento di questo sito, che rispecchia anche le mire del Bit Generation Marketing, è quello di spiegare, dall’interno della professione, chi è il Bit Marketer e che cosa fa. Per questo motivo nel susseguirsi di post e contenuti vengono esplorate tutte le fasi di un vero progetto di BGM, sia negli aspetti più propriamente creativi sia in quelli specificatamente organizzativi. Si tratta infatti di un nuovo ruolo nel campo delle strategie di marketing e della comunicazione che richiede non solo capacità espressive di tipo artistico/assertivo, ma anche duttilità e senso critico nel recepire ogni novità nel campo tecnologico, linguistico e, più in generale, umanistico-digitale.

Effettueremo questa esplorazione attraverso la produzione di White Paper volti ad enucleare le caratteristiche chiave, i possibili utilizzi e i punti di forza del Bit Generation Marketing e, al tempo stesso, a delineare le linee guida di un possibile percorso didattico di (auto)apprendimento. La redazione dei documenti consta di vari contributi interdisciplinari (di cui ho anticipato sopra, peraltro non esaustivamente), che considero come la base epistemologica del BGM, essi vogliono rappresentare lo spunto con il quale avvicinarsi alle tecniche per rapportarsi a un mercato reso globale dalle TIC in un’ottica conversazionale e più analitica, ma lo fanno senza appesantirne l’approccio, offrendo invece un’ispirazione formativa alla ricerca personale e perciò affrontando ogni tematica da un punto di vista non tanto generico, quanto introduttivo. Pertanto ho voluto includere una successione di saggi relativi ad argomenti linguistici, economici, socio-culturali, antropologici, etc. di facile lettura, esaustivi ma mai conclusivi, aperti cioé a sempre ulteriori studi, indagini, analisi e riflessioni.  Nelle note e nell’apparato bibliografico dei WP invece vengono date tutte le coordinate per rintracciare i presupposti teorici di questa nuova disciplina.

 

Note

  1. Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio Ubaldini, 1971.
  2. Più in generale seguo criteri metodologici ed epistemologici che concernono rapporti con questa (BGM) e altre discipline.